Forse è un errore volerlo comprendere troppo; fondamentalmente era un analogista a sfondo religioso, che non avrebbe scritto un rigo se si fosse davvero chiarito razionalmente. In ciò Dylan fu veramente “moderno” in tutti i sensi, buoni e meno buoni, e chi lo ama non lo vorrebbe diverso.
Eugenio Montale
Guardate la foto di Dylan Thomas, fissatela attentamente e molto probabilmente non avrete affatto bisogno di questo articolo per decifrare il suo personalissimo codice poetico. E’ il volto di un uomo fatto e compiuto ma ha in sé qualcosa di immaturo, e gli occhi bassi fissi sulla carta sembrano cercare risposte. Risposte che, come sosteneva Montale, non ha mai trovato, e non per vigliaccheria o incapacità nello scrutare sé stesso. Le domande di Dylan Thomas semplicemente non hanno risposta o se preferite, la risposta razionale convive e si annulla nel suo esatto contrario, lasciando il dubbio come un germoglio nella testa del poeta; germoglio che darà poi i suoi frutti sulla carta. La poesia con cui Thomas divenne celebre inizia così:
La forza che attraverso la verde miccia sospinge il fiore
Sospinge la mia verde età; quella che spacca le radici
agli alberi
E’ la mia distruttrice.
C’è una contemporaneità straniante in questi versi, tra la vita che sboccia e quella che muore, prima sospinta e poi uccisa dalla stessa, medesima forza; la crescita vista dal punto di vista finale non è altro che un avvicinarsi a tale punto. Il tema degli opposti che si incontrano-scontrano, della creazione-distruzione, è il fulcro della poetica di Thomas (e sicuramente anche della sua stessa vita), ed probabilmente è anche il motivo per cui molti ritengono ‘ostica’ la sua poesia, che attraverso rapide successioni di immagini confonde una cosa col suo opposto, ribalta il rapporto causa-effetto, facendo un larghissimo uso di metafore e usando una terminologia ricchissima da cui è evidente l’ossessione di Thomas per ogni singola parola. E sullo sfondo di questa continua lotta tra vita e morte, cosa ci troviamo? Dove si muovono entrambe, in maniera inquieta e imprevedibile? In una natura aspra e al contempo romantica, come quella della sua terra d’origine (il Galles), pantheon gigantesco dove altre figure sono partecipi dello scontro che si svolge sotto i loro occhi, una natura nella quale quindi tutte le contraddizioni sfociano e si placano. Una concezione non distante dallo sturm und drang ottocentesco, che si traduce in versi che coniugano la visionarietà di Blake e la foga di Rimbaud, senza risultare però assolutamente schiacciati da tali modelli che lo stesso poeta ammette di avere come ‘numi tutelari’. Ma aldilà di tutte le considerazioni a posteriori, vale quanto affermato dallo stesso Dylan Thomas in una famosa lettera: …la vita in ogni mia poesia emerge dal centro; un’immagine deve nascere e morire in un’altra. Dal loro inevitabile conflitto – inevitabile a causa della natura creativa, ricreativa, distruttiva e contraddittoria del centro motivazionale, l’utero della guerra – cerco di costruire quella pace momentanea che è poesia.
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